giovedì 29 gennaio 2009

Trasloco lampo

Domenica scorsa ho risposto ad un annuncio online per una stanza a Brunswick. Non mi aspettavo niente ma ho provato comunque, la stanzetta a North Fitzroy iniziava a manifestare la sua inadeguatezza soprattutto in termini di luce e spazio (per non parlare dell`atmosfera di casa, che sembra più un campeggio, ma basta lamentarsi). Lunedì ho avuto risposta, martedì ho visionato la casetta (delizia delle delizie), mercoledì ho ricevuto responso positivo, giovedì ho impacchettato e  venerdì a mezzogiorno il trasloco era finito. Ci sarebbero  altre chicche, coincidenze, novità ed interessanti considerazioni da fare ma non sono in grado di raccontarle oggi, a Melbourne ci sono quaranta gradi da due giorni ed il cervello collettivo (e dunque anche il mio piccolo personale) si sta sciogliendo, 

il vento che solitamente rinfresca le idee ed i follicoli cutanei ora raccoglie il bollore dell`asfalto e lo ributta in faccia ancora più rovente, un signore stamattina è impazzito e ha lanciato la figlia quattrenne dal ponte (non so come mai non riesco ad inserire link, comunque se andate su http://www.theage.com.au/ trovate la notizia) 

e mentre mi guardo i video della manifestazione in piazza Farnese e penso a come riuscire a raccontare meglio, in modo più chiaro e conciso, la situazione italiana qui, quella australiana a voi, spero che i miei amici raccolgano l`invito a scrivere delle loro esperienze in comunità aborigene, in gruppi culturali di diverse geografie, in situazioni di viaggio e di circo (i miei compagni di casa saranno tutti in tour a breve e a me toccherà mettere allarmi e post it per ricordarmi di annaffiare il pomodoro) così da potermi concentrare sulla traduzione e sulla resa di racconti dalla viva voce di chi ha digerito quei pezzi di vita.

Se poi andasse anche a voi di scrivere qualcosina di vissuto in prima persona (per esempio proprio un racconto della manifestazione di piazza Farnese) io andrei in visibilio, mi scuoterei dal torpore del calore ed attiverei la doppia funzione di traduzione appassionata e di umile accettazione delle correzioni e dei consigli per una migliore stesura della stessa, al fine di capirci un po` meglio, tra tutti quanti, e magari riuscire anche a mettere in moto il meraviglioso meccanismo creativo del parto di idee e di progetti comuni. Ma forse mi sto allargando troppo, il caldo mi sta montando la testa, io continuo però a proporre e pensare queste cose tutto l`anno e spero che qualcosa si muova.

Abbracci sudati salati e ricchi di sali minerali dipersi nella lunga camminata di ritorno da Salvo (mobili usati del Salvation Army), vorrei tanto ricevere qualche foto della bassa innevata, da tenere accanto al letto e da leccare quando proprio non ce la fo più.

lunedì 12 gennaio 2009

Possibilismi sghembi ed elastiche certezze

Posso farcela a sopravvivere ancora fino sabato con frigo semivuoto, mancanza di sonno, telefono-orologio-lavatrice impazziti, il piede ancora un po` dolorante (ma quasi completamente sgonfio, ormai) per essere stata lanciata da Tommaso Speranza al parco domenica mentre con E.D. si provava a fare contact dance (con grande gioia nostra e reazioni generalmente piacevoli intorno) al tramonto.
Posso farcela a trasferire foto da macchina e cellulare scarichi, posso riuscire a fare tutte le cose che ho in lista senza grossi casini e senza avere un`agenda (almeno fino a quando non cambio telefono). Posso tirarmi insieme, bere il te` al sole prima di riandare, con calma, per la prima volta a una specie di convivio di contact dance, non escludere di parteciparvi (lo deciderà il piede), non escludere di cambiare idea ma ricordarmi che ultimamente mi piace molto fare stretching esistenziale. La vita attiva, lentamente, inaspettatamente, sta diventando un nuovo ago denominatore di equilibrio, mentre il nido in sè e gli interni stanno perdendo la loro dimensione totalizzante. Mi sto australianizzando, insomma, o forse sono solo riuscita a venire un poco di più a patti col volanismo (il termine nomadismo mi suona bemolle oggi).
Di sicuro c`è solo il caldo di questo istante, quello di domani (suona strano ma dopo un anno di piogge e freddo inaspettate alle previsioni di 39 gradi ho pensato "finalmente") viene preannunciato e rimbalzante di voce in voce, probabile ma mai certo, concetto che a Melbourne non e` mai dato associare al clima. Posso permettermi di non vedere nulla, per qualche istante, ogni volta che rientro nella buia mia stanzetta dal sole assoluto enorme e cantante là fuori, posso rilassarmi ed aspettare un attimo (o al massimo muovermi al buio, cosa che senza occhiali mi ritrovo a fare sempre) e star serena: il mondo prima o poi riappare sempre per quello che è. Se non lo riconosco vuol dire che la mia idea su di lui è rimasta indietro. Dunque di certo c`è che prima o poi un mondo riappare, non si sa in quale forma esattamente, ma qualcosa solitamente emerge.

Ora ad esempio vedo assai bene di aver bisogno di un ripasso sugli accenti in italiano. Chi ha voglia di correggermi vince un vasetto di sugo ai piselli.

martedì 6 gennaio 2009

Continua...

Conclusa l`impresa, ignara dell` agguato me ne sono andata alla festa di Nick, poi mi son fatta trascinare via e ho fatto male, e` stata una notte strana, dolorosa ma consapevole, come la fine di un circolo vizioso.

Oggi ho poi incontrato la poliziotta che vuol conversare in Italiano. I suoi genitori sono venuti dalla Sicilia, come confermail suo cognome. La sorpresa e` che era pianista, ora fa una marea di sport e ha credo cinque tavole da surf. 

Il futuro non e` piu` quello di una volta. Non credo d`essere la sola a pensare che il cerchio delle possibilita` si sia di molto allargato (nulla e` semplice, molto e` possibile). 

sabato 3 gennaio 2009

A ritroso

La mia teiera preferita coperta di polvere per le impronte che la polizia raccoglie anche sul tavolino in cucina, quello davanti alla finestra che qualcuno ha forzato l`ultimo dell`anno per rubare le chiavi di una macchina (con macchina annessa, ma che domande fate?) e una sacca di Sasch, fratello di Zac, ospite da noi per qualche giorno. Niente altro è stato rubato i nessuna altra stanza, nessun portatile (tra Tom e me abbiamo tirato un bel sospiro di sollievo) neanche un anellino di stagno. La poliziotta è simpatica, ci siamo scambiate i numeri perchè cerca qualcuno per fare pratica di italiano che impara dall`ipod quando fa jogging da diversi anni.

A dire il vero qualche sentore potevo avercelo quando un tizio è venuto a chiedere di un precedente inquilino insistendo a tentoni (non esiste nessun piano di sopra, non conosco messuno, ciao) ma ero presa dai postumi della tradizionale tosatura ciclica della pecora marrone della famiglia, per motivi che come sempre racchiudono:
 
poco tempo da dedicare al giardinaggio della giungla, bisogno di osmosi termica tra la mia testa e il cielo, scelta di non predisporre comodi luoghi in cui nascondere il linguaggio del mio volto
 
e tanti altri che potete anche creare voi se un giorno piove, governo prescritto.
Dunque da me sola ho iniziato il rito con strumenti che temevo a ragione inadatti, costringendomi ad uscire a metà dell`opera con un buffo cappallo a comprare un apposito dispositivo elettrico.
Seconda puntata quando blogger decide che ha voglia di caricare una terza foto, magari domani.

Ah, si`, buon anno...

sabato 27 dicembre 2008

Natale porta in dono l`estate

Finalmente caldo, dopo tanta pazienza per l`estate ancora più in ritardo sull`usuale ritardo delle stagioni di Melbourne.

Sono appena tornata da Everton, dove al caldo e all`asciutto i vicini dei miei ospiti si struggono di siccità nonostante l`annata di piogge relativamente abbondanti.

Dopo mille situazioni di convivi e cene in cui il 90% dei cibi mi fu precluso in quanto contenente aglio (non ho più voglia di sentirmi chiedere come sia possibile che essendo italiana sia intollerante all`aglio, il mio apparato digerente non si preoccupa di bandiera e passaporto) è bello tornare a casa e scoprire che il frigo è rimasto aperto per quattro giorni (si apre da solo per dispetto, vuole andare in pensione ed essere rottamato e ci boicotta per conquistare la libertà). Meno male che cadaveri galleggianti non ne abbiamo trovati. Dunque i due fratelli "Osa" (traduzione brutale d`un cognome di quattro lettere) sono andati a fare la spesa lasciando me a casa finalmente decisa a scrivere qualcosa, ché iniziare in ordine sparso sarà sicuramente meglio di niente, con il cane in vacanza riccioluto e silenziosissimo ai miei piedi, a fare gruppo vivo e comunità respirante di esseri viventi da esplorazione e da compagnia.

C`é stata una specie di intervista a coppie, la mia compagna di corso cinese alla domanda "quale obiettivo vuoi conquistare nella vita" ha risposto "freedom", a "qual è il tuo passatempo preferito" ha risposto "shopping" e al quesito "la cosa più strana che hai mangiato" ha detto "snake". Io "creare qualcosa di bello e utile" "libri disegni film chiacchiere cibo arte musica teatro amici" e "rane". 

Ho con piacere visto la piadina sul menù di un ristorante in Smith street a Fizroy, non ho osato provarla per paura di sentirmi nostalgica (mi capita per la prima volta sotto Natale e c`era da aspettarselo, nulla di preoccupante comunque), ricotta, focaccia, mascarpone e pesto sono ormai assorbiti dal contesto anche se in maniere diciamo creative (il pesto viene usato tipo salsa anche nei panini).

Lo so, non sa molto di Natale questo post, ma qui si dovrebbe forse celebrare intorno al 21 giugno, dato che l`inizio delle giornate che si allungano e delle stelle che lo annunciano è, come tutto il resto, rovesciato nell`emisfero sud (avete visto Zeitgeist?)

Benvenuti i racconti vostri se avete voglia di produrne, io preparo la lista dei buoni propositi per l`anno nuovo tra i quali al primo posto scintilla il desiderio di scrivere almeno un post ogni settimana.

Abbracci, baci, a presto.


mercoledì 26 novembre 2008

How to enjoy identity crisis (Sto bene ma non so più chi)

All`inizio c`erano le parole. Le mie, le vostre, le parole cui siamo abituati, parole tutto intorno, così tante e così a sproposito che spesso nemmeno ci accorgevamo più di quanto fossero ormai lontane dal loro significato vero, di quanto non riuscissimo più a parlarci, con quelle parole, e di quanto avessimo permesso che ci venissero rubate senza proteggerle e con esse il mondo cui le parole stanno attaccate. Allora si tentava di sopperire col teatro, la gesticolazione, il linguaggio corporeo (siamo famosi anche per questo noi italiani), e spesso funzionava, come sempre ha funzionato nei secoli in cui le nostre nonne, provenienti dalle mille Italie, mimavano quello che risultava intraducibile da un dialetto all` altro. Io, come tutti, ho però continuato ad usarle e ad amarle tanto, quelle parole, ed ancora lo faccio, sebbene il tutto non sia sempre ricambiato.

Poi c`è stata l`era mia di migrazione in New South Wales, in un contesto in cui la mia lingua, la mia relazione col cibo, il mio senso dell`umorismo (diciamo cultura per sbrigarci) erano sconosciute al di fuori dello stereotipo solito, come lo è la geografia dell`Italia (ancora oggi certe volte non mi va di uscire per non dover spiegare a spanne che l`Emilia Romagna è quella cosa tra Venezia e la Toscana, e che le lasagne e la Ferrari, e il prosciutto e il Parmigiano e Fellini vengono da lì).

Ora sono a Melbourne, una tra le più grandi comunità italiane al mondo, la città più europea d`Australia, straordinariamente ricca di artisti e musicisti e designer(s) e architetti e quant`altro, adorabile per vivibilità e camminabilità. Il fatto che questa abbia un centro (non solo centri commerciali) dal quale sia possibile e piacevole andarsene a piedi per quartieri circostanti, anch`essi piacevoli, e di poter viaggiare quasi ovunque in bicicletta e con mezzi pubblici credo mi frenerà molto dal poter mai dare una seconda chance a Sydney, che invece si spalma tutto intorno, un po`come Los Angeles. Qui il mio cibo, la mia lingua, i miei concittadini sono a casa da sempre (c`erano degli italiani anche tra le prime famiglie che fondarono Melbourne). Ho deciso di escludere i miei connazionali nella ricerca di casa e coinquilini per non sedermi troppo comoda, ma amici italiani qui ne ho trovati molti, ed è un piacere vedersi e aiutarsi a vicenda in questa continua doppia decodificazione del mondo e di sè, nella comprensione della nostra molteplice identità (siamo mille italie ma tutti intensamente italiani e ce ne accorgiamo solo quando ci osserviamo dall`esterno).

I vicini di casa sono la Nuova Zelanda e L`Asia. L`Asia è grande. Io sono l`unica caucasica del mio corso di arti grafiche. I miei compagni vengono in gran parte da India, Cina e Giappone. per cui ogni mattina io mi sveglio ed indosso vari sguardi, vari punti di vista, per orientarmi e per rapportarmi. 

Da una parte, la visione di me come italiana (che fatica spiegare cosa significa) dal punto di vista anglosassone 

(un po` di mezzogiorno generico e di famiglia, la moda e il cibo, gli immigrati tagliatori di canne, l`arte e il caffè, la gelosia e la mafia patinata del padrino, la passione e le grosse lacune di indipendenza femminile), 

dall` altra la mia visione dell`Italia che si capisce meglio attingendo a stampa e media esteri, poi il punto di vista asiatico sull`Italia 

(chiedo scusa per la generalizzazione, se l`Italia e` tante cose di certo l`Asia è l`universo e i punti di vista sono milioni, appena ne avrò assorbito qualcuno li condividerò, promesso), 

poi, finalmente, il mio contatto con l`Asia e le sue mille forme.

Ce n`è abbastanza per non capirci più nulla, ma questo è in realtà solo l`inizio. Ci sono poi, come filtri aggiuntivi:

  • il mio accento, che il 90% degli intervistati curiosi di saperne la provenienza, alla domanda indovina ha risposto francese (e giù a ripetere che in Romagna c`è una battuta sul nostro dialetto da spacciare per francese, per storia e assonanza),
  • lo spagnolo praticato anche qui con amici argentini, peruviani, cileni e boliviani ed ogni volta sia loro che io ripiombiamo sull`inglese nonostante ci si riprometta di praticare loro l`italiano, io lo spagnolo (è come andare dall` altra parte della città per visitare il vicino di casa),
  • i reciproci sguardi britannici, nordamericani, neozelandesi, tasmani, rurali e di città, europei (ognuno dei possibili sguardi) e aborigeni e africani e maori su di noi ed il nostro su di loro, le incomprensioni e le differenze e le uguaglianze e le somiglianze e la voglia in fondo d`esser solo curiosi,
  • il fatto che tutto questo si confronti su un territorio in cui la storia non taglia le gambe al futuro, in cui anzi tutto si muove assai velocemente, in cui succedono più cose in un mese che in Italia in cinque anni,
  • il ricordare, banalmente ma necessariamente, che c`è più distanza tra immigrati in tempi e contesti diversi che tra immigrati da luoghi diversi,
  • la consapevolezza che l`incomprensibilità mia ed altrui hanno pari diritto ad esistere, e che ad ogni mio sforzo per farmi capire corrisponde uno sforzo uguale e contrario in chi ascolta per comprendere, così come sia in me che negli altri la voglia di comunicare si alterna alla stanchezza estrema del cervello in Babele, all`accettazione dei lati oscuri delle conversazioni, lati che talvolta restano oscuri per anni, per chiarificarsi poi magari quando è troppo tardi o non ha più nessuna importanza,
  • l`accettazione del fatto che non solo di parole vive l`uomo, ma di fatti soprattutto, e di cervello destro e di linguaggio preverbale, per cui si torna (ma abbiamo poi mai smesso?) ad aiutarsi con la gesticolazione tanto cara a noi italici, il che spiega perchè abbiamo tanti problemi inizialmente al telefono quando dobbiamo confrontarci con gli ozzies in Oz.
Se invece che al linguaggio ci riferiamo al cibo il risultato è a volte una strana indigestione che non placa la fame, un`ubriacatura di sapori e di suoni cui non si sa più rinunciare. Ogni giorno la mia identità cangiante si dibatte tra il dovere del lutto di qualcosa che svanisce e la celebrazione di qualcosa che sto diventando, smarrita per il non sapere più che nome dare all` etichetta con cui mi presento, italiana certamente e sempre, ma più per piacere che per dovere, e comunque solo dopo tutto il resto, tutto il resto che sto diventando e che sono, tutto quello che scopro di amare e che scelgo di fare e di vivere, e che capisco ed ascolto meglio quando metto da parte per un poco le parole. 

Ecco, forse questa è la vera soluzione alla crisi d`identità: slegarsi di tanto in tanto dai nomi delle cose ed essere e fruire quel che il mondo è, ricordandomi Paul Valery quando scriveva: "nessuno mai si è ubriacato con le etichette dei vini", continuando nel frattempo a nutrirmi dei suoni e dei significati e cercando di darmi il tempo di assaporarli prima di digerirli. I miei amici hanno promesso di correggermi ma non vogliono più farlo, dicono che preferiscono il sapore del mio accento. Banchetto globale di suoni e simboli. Nuova indigestione.
 

lunedì 24 novembre 2008

In ordine sparso

Da qualche parte bisognerà iniziare, prima o poi.
Si affronta ad un certo punto l`idea di doversi sedere un attimo, decidere cosa tenere e cosa buttare, (
ancora?) stavolta forse con più forza nel cercare di procedere verso una scelta invece che sulla difficoltà di lasciar andare.

C'è da decidere il colore del blogghino, dove metto i vestiti e dove i libri, fosse anche per pochi mesi, chi lo sa, il clima di Melbourne non è
il suo aspetto più imprevedibile (ormai non dico nemmeno più che ah, ma questa volta me lo giuro! che sarà l`ultimo trasloco), perdo traccia di amici per mesi e non so più dove eravamo rimasti, avrei dovuto fermarmi a contemplare tutto quello di cui mi sono nutrita e perchè qualcosa sia risultato essere tossico o velenoso, mi sono invece fatta prendere dal vento spiraliforme ascendente di Melbourne e ho fatto bene.

Le parole stesse, la fluidità delle lingue, del dialogo e del pensiero seguono ormai una sequenza cosi` casuale (ancora mi vergogno a usare
random in italiano) che in pratica non mi aspetto più in quale lingua e in quale mondo culturale penserò per la maggior parte del giorno. E mi va benone così.

Il problema non sta all`inizio, per quanto traumatico possa essere l`impatto con la lingua australiana che ha fonetica e slang assai complessi da digerire, il problema arriva quando si pensava di potersi rilassare. Quando la lingua non sembra più un problema. Quando ci si dimentica in che lingua si sta pensando. E si viene accolti dalle persone in quanto persone, dunque ‟sgusciati” dal ruolo protettivo (europeo, italiano, turista o quel che è), e trattati come chiunque altro.

E ci si imbatte nel senso dell`umorismo australiano. Ecco, lì son dolori. Ma anche grosse soddisfazioni, in fondo. Il senso dell`umorismo australiano si basa sullo scardinare i taboo in maniera secca (senza mai diretta offesa, sennò botte, metaforicamente e alcuni purtroppo invece proprio se menano) e sul far leva sui punti deboli dell`amico. Nel pigiare il grosso bottone che più o meno abbiamo tutti, quello che ci fa saltare dalla sedia, che pigia sui nostri punti deboli. Questo è solitamente riservato agli amici, è come una dimostrazione di benvenuto e un rito di passaggio (posso spingere i tuoi limiti e possiamo riderne perchè sono tuo amico) e se si riesce a non impelagarsi nei nostri
Cosa avrà voluto dire? Voleva mica offendere? ma a ribattere con la stessa leggerezza, sarcasmo difficile da manovrare in questo mix cultural-geografico, ecco, se e quando si riesce questa cosa è assolutamente uno dei cibi più inebrianti in circolazione.

Non è per niente facile, però.

Altre cose morsicate utimamente nel prossimo post dal titolo
How to enjoy your identity crisis(Sto bene ma non so più chi)